“[…] e
il ragazzino affondava la lama e sgozzava l’uomo. Ho detto: Sarei potuto essere
io, quel ragazzino.
Che il
permesso come rifugiato politico mi era stato concesso me lo hanno detto
qualche giorno dopo.”
Con la parola rifugiato si
intende una persona che, a causa di discriminazioni (politiche, religiose,
razziali) o a causa di persecuzioni (sessuali, psichiche ecc.), è fuggita o è
stata cacciata dal proprio Paese e cerca ospitalità in un Paese straniero.
Lo “status” di rifugiato
politico può essere richiesto solamente da coloro che hanno subito
persecuzioni, accertate, nel Paese di provenienza per motivi razziali, di
nazionalità o appartenenza a un determinato gruppo sociale o ancora per le
proprie opinioni in campo politico, e per questo motivo abbiano paura di subire
nuovamente queste persecuzioni se dovessero fare ritorno dal luogo in cui
provengono.
Dal momento in cui il rifugiato
ottiene lo “status” il Paese ospitante si impegna a proteggerlo grazie
all’asilo politico e nel contempo il rifugiato si impegna a rispettare le leggi
dello Stato in cui si trova.
Uno dei punti più importanti
per ottenere il permesso è c0noscere la lingua del Paese ospitante; la lista
delle condizioni per essere considerati rifugiati politici è stata stilata la
prima volta nel 1951 a Ginevra, durante un congresso internazionale. Nello
“status” vanno inoltre specificate una serie di informazioni riguardanti:
l’età, la condizione sociale, l’identità, i luoghi dove si ha soggiornato prima
di arrivare nel paese a cui si chiede ospitaità, le eventuali domande di asilo
chieste in precedenza, gli itinerari dei viaggi compiuti, i documenti di
identità e di viaggio e infine il motivo per il quale viene chieste la protezione
internazionale.
Lo “status” può anche non
essere concesso o revocato qualora si commetta o si abbia commesso reati contro
la pace, reati o atti molto gravi e/o crudeli.
Giada Magaraggia




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