“Era il mio orologio, e ci tenevo più
che altro oggetto o che so io”
Gli ultimi
decenni sono stati caratterizzati da molti cambiamenti che poco a poco hanno
segnato la vita dell’uomo; le persone rischiano infatti di perdere il valore
delle piccole cose, perché ormai la realtà quotidiana ci fa vivere nell’
abbondanza, nel possesso di ogni cosa che viene data per scontata e immediata,
anche quando non lo è affatto.
Ai nostri
giorni, quando si fa un regalo, quasi non lo si apprezza più perché si pensa “non era quello che volevo, non mi piace…”.
Ormai negli occhi delle persone non risplende più, come accadeva fino a qualche
decennio fa, la gioia di ricevere un piccolo pensiero o anche una semplice
lettera. Nelle righe del libro, quando Enaitollah parla del suo primo orologio,
si capisce come le persone che non hanno nulla sappiano accontentarsi e apprezzare
le cose che hanno magari uno scarso valore economico, ma in sè ( come nel caso
di Enaitollah) hanno un valore sentimentale che le lega al proprietario, e vale
di più del loro costo.
Sarebbe
curioso vedere cosa succederebbe entrando nelle menti dei popoli che non hanno
nulla, per cominciare ad apprezzare anche solo un po’ di più il valore delle cose
che ora noi snobbiamo, perché ai nostri occhi sono solo oggetti, mentre per chi
è meno fortunato possono essere quasi delle “conquiste” o delle vere e
proprie ricchezze conseguite lavorando duramente. Nelle pagine del libro si
incontrano spesso scene in cui si delineano sentimenti ormai d’altri tempi come
affetti e tenerezze oggi scordate, ma che un tempo sapevano riempire di magia
istanti preziosi. Ai nostri tempi scegliere un regalo diventa un’impresa, si
rincorrono mode e modi di fare che ci allontanano dai sentimenti puri, dall’
inchiostro, dalla carta, proiettandoci in una direzione che rende l’ uomo
estraneo alle emozioni e al piacere di stupirsi dinnanzi le piccole cose.
Francesca Rossi
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