“Avevamo
paura della polizia iraniana. Avevamo paura di finire a Telisia o a Sang Safid,
che se non sapete cosa sono, credetemi, è solo perché non siete stati profughi
afghani in Iran, perché tutti i profughi
afghani in Iran sanno cosa sono Telisia e Sang Safid”.
Le
carceri di Telisia e Sang Safid (in persiano Sang-e Safid e Tal-e Seeya),
situate nella provincia di Hamadan, nella zona nord-occidentale dell’Iran, erano
veri e propri campi di concentramento dove venivano imprigionati i profughi
afghani.
Letteralmente
per campo di concentramento si
intende una struttura carceraria all'aperto, formata da baracche o container,
usati per detenere grandi quantità di persone, circondato da mura e filo
spinato e sorvegliato a vista da guardie armate.
Nella
storia i campi di concentramento sono tristemente noti per le deportazioni di
prigionieri ebrei effettuate nel corso della seconda guerra mondiale dai
soldati nazisti. Purtroppo la storia che riguarda i campi di concentramento non
si è conclusa con la fine della guerra, ma è arrivata fino ai giorni nostri.
Infatti,
fino a qualche anno fa, il governo iraniano ha forzatamente deportato in questi
“centri di permanenza” centinaia di migliaia di profughi afghani, che vivevano
e lavoravano in Iran, giustificando tale comportamento affermando che la deportazione di
massa mirava a ridurre il numero di immigrati illegali nel paese. In realtà
spesso venivano imprigionate anche persone in possesso di regolare permesso di
soggiorno, ma venivano ugualmente rinchiusi e puniti per assicurarsi che non
sarebbero mai tornati in Iran.I was born
there; Tehran was my home.”
In queste strutture spesso venivano maltrattati e picchiati,
a volte anche brutalmente torturati, e in molti casi dovevano anche pagare per avere
cibo e acqua.
Un ragazzo che ha vissuto per cinque giorni nel campo di
Sang Safid ha raccontato cosa succedeva
al suo interno; ha affermato di aver visto 40 uomini afghani incatenati insieme all'interno del carcere.
Erano seduti a terra, con le mani e i
piedi legati, ed erano stati trasportati ammanettati con un piccolo autobus,
senza nemmeno aver potuto usare il bagno durante il viaggio.
Cecilia Burato
