Il talebano, con il
fucile, è entrato in classe e ha detto ad alta voce che bisognava chiudere la
scuola, punto.
Oggi, nel mondo, a
molti bambini e ragazzi viene negata l’istruzione, il diritto di andare a
scuola e imparare a leggere, scrivere, far di conto. Vengono invece sfruttati
nel lavoro, e sono preferiti agli adulti perché incapaci di ribellarsi e ignari
dei loro diritti. Lo sfruttamento minorile è diffuso soprattutto in Asia,
Africa e Sudamerica, ma non sono da escludere l’Europa e gli Stati Uniti. I
bambini vengono impiegati soprattutto nelle fabbriche tessili, ma anche dalle
multinazionali come braccianti nelle agricolture di piantagione. Le condizioni
lavorative inoltre sono pessime, senza attenzione alla sicurezza, e
spesso i turni di lavoro durano anche 14 ore e per un minimo stipendio che
talvolta non basta nemmeno per comprarsi il cibo. Molti svolgono un lavoro pericoloso,
sono coinvolti in attività illegali (come il traffico di droga) o lavorano
nelle peggiori forme di sfruttamento come schiavitù, lavoro forzato o
addirittura arruolamento nei conflitti armati. Questa realtà di vita coinvolge
oltre 250 milioni di bambini di tutto il mondo, si svolge in ambienti nocivi
alla salute, e inoltre impedisce loro di godersi la propria infanzia. Talvolta
i bambini vengono venduti come schiavi dai genitori, in cambio di una minima
somma o la promessa di un lavoro dignitoso. L’Italia non è esclusa da questo
fenomeno che è presente soprattutto nei paesi meridionali, in cui più di 200
mila giovani tra i 9 e i 15 anni sono già impiegati nel mondo del lavoro
illegale. La mancanza d’istruzione comporta a rimanere in una condizione di
analfabetismo e ignoranza, e impedirà loro di entrare nel vero mondo del lavoro
legale.
Veronica L.


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